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PALAZZO GRIFONI BUDINI GATTAI

LA STORIA

 

    Palazzo Grifoni, oggi Budini Gattai, sorge su un terreno che, dal 1250, faceva parte dei possessi dell’Ordine religioso dei "Servi di Maria". Quest’ordine commissionò la chiesa della Santissima Annunziata e il convento contiguo, assieme a vari orti e una grande piazza, molto più estesa di quella che oggi fronteggia la basilica.

    Questo vasto spazio, frequentato dai fedeli, era privo di pavimentazione e spesso pieno di mota, nel 1421 venne costruita una strada lastricata che proseguiva il tratto originario di via dei Servi, e a fianco di essa vennero sistemati due prati. Per ricavare degli utili dai terreni erbosi, il Priore Generale deliberò nel 1464 che questi venissero ceduti ai cittadini intenzionati a costruirvi dei Palazzi.

    Il 22 marzo 1465 Antonio di Puccio Pucci acquisi l’area occidentale dei prati, promettendo di costruirvi sopra cinque case, di queste però solo una venne portata a termine nel 1515, si trattava di quella situata all’angolo fra via dei Servi e la Piazza, al posto dell’attuale Palazzo.

    L’ordine religioso, vedendo che la famiglia Pucci non aveva completato il suo lavoro, riprese indietro il terreno e ciò che vi era costruito, concedendo in affitto l’unico edificio esistente a Roberto de’ Ricci.

    Fu a quel tempo, nel 1522, che Caterina de’ Ricci, nipote di Roberto, nacque tra le mura del primo palazzo costruito nell’attuale luogo. Caterina divenne monaca nel convento di San Vincenzo a Prato e, dopo la morte, venne santificata.

    La famiglia Grifoni succedette alla famiglia Ricci. Nel 1549 essi presero la casa "con due botteghe, terra, cantine, loggia, orti ed altri annessi situati nel popolo di San Michele Visdomini". Francesco Grifoni era un canonico della città di Firenze, mentre suo fratello Michele era un soldato nell’esercito di Giovanni de’Medici, tuttavia Ugolino era molto più noto di loro. Prima maggiordomo del duca Alessandro, poi segretario del duca Cosimo I de’Medici, fu fatto Maestro dello Spedale d’Altopascio e quindi Monsignore.

    Grazie alle sue ricchezze, Ugolino Grifoni, fu anche proprietario di un’imbarcazione personale, chiamata la "Grifona", che offrì ai Cavalieri di Santo Stefano alla vigilia della battaglia di Lepanto nel 1571.

    La galera, nelle file della squadra navale pontificia, funse da vice ammiraglia toscana e si coprì di gloria dando l’arrembaggio all’ammiraglia ottomana, nel corso del quale fu fatto prigioniero il vicecomandante dello schieramento musulmano.

    Al tempo della battaglia di Lepanto, Ugolino Grifoni aveva pressocchè ultimato i lavori da lui intrapresi al Palazzo di via dei Servi. Già dal 1557, si stavano demolendo gli originali edifici dei Ricci per erigere un nuovo e più lussuoso Palazzo. Per quest’opera il Grifoni si era rivolto a Bartolomeo Ammannati, come conferma un documento del 4 settembre 1563, firmato da Ugolino stesso.

    Il progetto dell’Ammannati, probabilmente preceduto da uno eseguito da Giuliano di Bacci d’Agnolo, fu influenzato – secondo alcuni – da dei disegni che Michelangelo aveva stilato per le case dei Buonarroti, e che Michelangelo stesso, avrebbe mostrato all’allievo. Al Palazzo lavorò anche il Giambologna, che risulta scultore di alcune mensole e di un terrazzino.

    Nel 1574 il Palazzo era compiuto, salvo che al secondo piano, dove erano state realizzate solo le stanze verso la facciata di via dei Servi, su piazza dell’Annunziata l’edificio terminava dopo la seconda finestra da sinistra.

    Solo nel 1772 l’ultimo piano venne completato dal proprietario del tempo, Pietro Grifoni. L’edificio restò ai Grifoni sino al 1800, quando fu venduto al marchese Ferdinando Riccardi che lo lasciò in eredità a Guido Mannelli.

    Fu in seguito agli Antinori, che nel 1889 lo cedettero al cavaliere Leopoldo Gattai e a suo genero Francesco Budini.

    Il Budini, nato a Castel Bolognese, era vissuto fin da bambino a Firenze dove fece la sua fortuna e, sposata Zelinda Gattai, divenne socio dell’impresa edile del suocero. Alla ditta Gattai-Budini si deve la costruzione a Firenze, nel primo periodo del regno, dell’attuale Palazzo dell’ex-d’armata in piazza San Marco, del lungarno Torrigiani, di Corso Italia, degli edifici prospicienti di piazza Beccarla, oltre al Porto Franco di Livorno, alla fabbrica d’armi di Terni ed al tratto ferroviario Firenze-Vaglia sulla linea Faentina.

    Datisi in seguito all’acquisto di proprietà terriere, Il Budini ed il Gattai misero assieme dei grandi latifondi a Reggello, in Val di Chiana e nel Senese.

    La loro disponibilità economica non poteva non riflettersi sul loro Palazzo fiorentino, già profondamente segnato dal tempo. Fu dato incarico al professor Giuseppe Boccini di restaurare l’esterno e di ristrutturare profondamente l’interno, dove venne aggiunta la grande scala doppia, e vennero riarredati e trasformati i quartieri.

    Ancora oggi, dopo più di un secolo, il Palazzo è di proprietà della famiglia Budini Gattai.

  

 

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